«Bene che torni l’attenzione sulla fauna selvatica, è due anni e mezzo che chiediamo di intervenire: l’obiettivo è comune e riguarda tutto il mondo agricolo».
CIA Veneto, attraverso il suo presidente Gianmichele Passarini, commenta così le dichiarazioni rese dal ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli nel corso dell’audizione con le commissioni riunite di Senato e Camera in merito al percorso di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e alla definizione del Piano strategico nazionale (PSN) nell'ambito della nuova politica agricola comune (PAC).
«Era maggio del 2019 quando avevamo svolto una manifestazione a Venezia – ricorda Passarini – con tanto di incontro con l’allora assessore regionale all’Agricoltura. In quell’occasione avevamo lanciato una proposta: la modifica della legge 157/1992, quella che si occupa della fauna selvatica. Si tratta di una legge datata, nata in una situazione ambientale e sociale completamente diversa da quella attuale. Per questo motivo la Cia Agricoltori Italiani aveva proposto una radicale riforma di quella legge. La finalità di fondo, indicata già nel titolo, deve essere modificata passando dal principio di “protezione” a quello di “gestione”».
Il presidente di Cia Veneto ricorda che i danni provocati dalla fauna selvatica sono calcolati in 70 milioni di euro, pensando alla sola perdita di fatturato agricolo nel Paese.
Secondo i dati della Regione Veneto, negli ultimi 3 anni le richieste di rimborso con causale «sinistri fauna selvatica» sono state in media 500 l’anno.
«Cia propone di passare dal concetto di tutela a quello di gestione. Nel concreto, vorrebbe dire contingentare il numero di animali selvatici presenti sul territorio in base a criteri scientifici. Se è vero che le specie possono coesistere, bisogna regolare i numeri.
La proposta di modifica della legge prevede la regolazione del rapporto con l’attività venatoria, l’autotutela degli agricoltori, il risarcimento totale del danno e la tracciabilità della filiera venatoria.
«Il testo predisposto da CIA è a disposizione di tutti – conclude Passarini- non vogliamo mettere la bandiera su questa battaglia: prima arriveremo alla modifica della legge in Parlamento, meglio sarà per tutti».

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“Oggi abbiamo ascoltato il grido d’allarme dei pescatori ed è sulla loro richiesta di essere rappresentati che si è mossa CIA, fondando Pescagri".
Si è espresso così Gianmichele Passarini, presidente di Cia Veneto, agli Stati Generali della Pesca a Chioggia.
"Avere una associazione, capeggiata da una donna veneta, è uno strumento da sfruttare – e che mettiamo a disposizione degli addetti ai lavori – per arrivare ad essere incisivi, per avviare una vera concertazione, per poter interloquire a tutti i livelli, da quello provinciale e regionale a quello ministeriale”.
“Se si vuole il bene di questo settore – conferma il Segretario Nazionale di Pescagri CIA Marilena Fusco – dobbiamo smettere di fare a gara a chi è il primo della classe. Per questo faccio un appello alle altre associazioni di categoria: lavoriamo tutti assieme, consapevoli che questo è un mestiere ancora importante e che può rappresentare uno sbocco per tanti giovani. I precedenti Stati Generali, d’altronde, risalgono a sette anni fa: se siamo ancora qui a discutere di futuro, vuol dire che in passato non si è stati all’altezza delle legittime aspettative del settore”.

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Martedì, 02 Novembre 2021 14:28

Prosek, Cia Veneto al tavolo con la Regione

Si è svolto stamattina a Venezia il tavolo sul caso Prosek, alla presenza del viceministro alle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio e di tutti gli attori interessati dalla vicenda: dal presidente della Regione Luca Zaia all'assessore all'Agricoltura Federico Caner. Per CIA Veneto c'era il presidente regionale Gianmichele Passarini. Durante l’incontro sono state definite le azioni da attivare in vista dell’opposizione formale dell’Italia al riconoscimento da parte dell’Unione Europea della menzione geografica tradizionale per il Prosek croato. 

«Occorre - ha dichiarato Passarini - difendere le nostre denominazioni. Il nome del vino croato è troppo simile a quello del nostro spumante. Può trarre facilmente in inganno i consumatori di tutto il mondo e nuocere seriamente al Prosecco Made in Italy, che è la prima Dop per volume e valore certificato, con oltre 2 miliardi di euro di fatturato annuo sui mercati e 500 milioni di bottiglie prodotte nella nostra regione».

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Il Vinitaly Special Edition è un segnale importante di ripartenza del vino, dopo il punto di rottura rappresentato dalla pandemia che ha fatto perdere al settore oltre 3 miliardi di euro solo nel 2020, con un crollo medio dei fatturati del 15%. Ora più che mai serve fare squadra, ragionare in ottica di sistema, creare una filiera organica, costruire alleanze sempre più strette con il settore fieristico per attrarre buyer esteri, puntare sulla promozione per competere sempre meglio sui mercati internazionali. Così il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino, in occasione del convegno inaugurale del Vinitaly, da oggi al 19 ottobre a Veronafiere, dove l’organizzazione è presente al Padiglione 4 Stand C6 con il “Walk Around Tasting” delle aziende associate. Presente con lui il presidente di CIA Veneto Gianmichele Passarini e - per le istituzioni - il ministro dell'Agricoltura Stefano Patuanelli e la vicepresidente della Regione Veneto Elisa De Berti.

"L’export è strategico per il vino Made in Italy", ha detto Scanavino. "Per questo tornare in presenza, dopo più di un anno, con un evento dedicato al wine business e ai B2B è fondamentale per sostenere il comparto e raggiungere l’obiettivo dei 7 miliardi di euro realizzati sui mercati esteri a fine 2021.Il Vinitaly Special Edition è un segnale importante di ripartenza del vino, dopo il punto di rottura rappresentato dalla pandemia che ha fatto perdere al settore oltre 3 miliardi di euro solo nel 2020, con un crollo medio dei fatturati del 15%. Ora più che mai serve fare squadra, ragionare in ottica di sistema, creare una filiera organica, costruire alleanze sempre più strette con il settore fieristico per attrarre buyer esteri, puntare sulla promozione per competere sempre meglio sui mercati internazionali".

"Essere presenti con le nostre aziende - ha aggiunto il presidente Passassini - è un segnale importante, Vinitaly e i nostri produttori hanno subito gravi ripercussioni a causa della pandemia: essere qui, in presenza, e parlare di futuro è un buon segno". 
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Il Veneto posto pandemia riparte dalle sue eccellenze: i prodotti tipici dell’agricoltura e il turismo. È un vero e proprio “patto tra terra e mare” quello sancito oggi a Sottomarina di Chioggia tra Cia Veneto, Unionmare Veneto e benedetto dalla Regione, che annuncia la nascita di un tavolo di concertazione.
«Abbiamo i prodotti migliori, più sani e più salubri, esempi di una biodiversità che non ha eguali nel resto del Paese. E il nostro turismo è organizzato, offre servizi, puntualità, cortesia e accoglienza: sono i due asset su cui muoverci per rilanciare il Veneto al di là del Covid-19», è il cuore del discorso di Gianmichele Passarini, presidente di Cia Veneto, Alessandro Berton, presidente di Unionmare e Federico Caner, assessore regionale all’agricoltura e al turismo.

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Creare le condizioni per cogliere le opportunità offerte dal Pnrr e rispondere con successo alle sfide della transizione ecologica, contrastando le fake news che spesso criminalizzano uno dei segmenti più dinamici della nostra zootecnia. Sono questi i temi principali discussi nell’incontro a Roma fra il presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino e Antonio Forlini, da poco confermato al suo secondo mandato inUnaitalia, l’associazione di categoria che tutela e promuove la filiera avicunicola nazionale. Presenti all’incontro anche Gianmichele Passarini, responsabile del settore zootecnico nella Giunta nazionale Cia e le Dg delle due associazioni: Claudia Merlino (Cia) e Lara Sanfrancesco (Unaitalia).

“Le risorse del Pnrr aprono a una fase nuova di rilancio del Paese e rappresentano una grande occasione anche per la nostra filiera avicunicola –ha dichiarato Scanavino-. In particolare, gli interventi relativi alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica consentiranno di migliorare i sistemi produttivi e permetteranno al sistema zootecnico di spingere sul pedale dell'innovazione tecnologica, puntando sulla sostenibilità ambientale, che è già da molti anni un obiettivo primario del comparto”. Sarà, dunque, strategico l’investimento nelle nuove tecnologie, che rendano autosufficiente dal punto di vista energetico il settore, riducendo l’impatto ambientale e offrendo una maggior garanzia di benessere animale.

Altra parola chiave dell’incontro è stata la competitività. Per Scanavino sarà, infatti, importante attivare sinergie tra tutti gli attori del sistema e i soggetti istituzionali per sviluppare piani strategici di sviluppo che rendano sempre più concorrenziale la filiera avicunicola e la tutelino dall’importazione indiscriminata di materia prima meno sostenibile extra-Ue, che metterebbe a rischio non solo l’autosufficienza dell’avicoltura italiana, ma l’intera zootecnia italiana.Creare le condizioni per cogliere le opportunità offerte dal Pnrr e rispondere con successo alle sfide della transizione ecologica, contrastando le fake news che spesso criminalizzano uno dei segmenti più dinamici della nostra zootecnia. Sono questi i temi principali discussi nell’incontro a Roma fra il presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino e Antonio Forlini, da poco confermato al suo secondo mandato in Unaitalia, l’associazione di categoria che tutela e promuove la filiera avicunicola nazionale. Presenti all’incontro anche Gianmichele Passarini, responsabile del settore zootecnico nella Giunta nazionale Cia e le Dg delle due associazioni: Claudia Merlino (Cia) e Lara Sanfrancesco (Unaitalia).
“Le risorse del Pnrr aprono a una fase nuova di rilancio del Paese e rappresentano una grande occasione anche per la nostra filiera avicunicola –ha dichiarato Scanavino-. In particolare, gli interventi relativi alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica consentiranno di migliorare i sistemi produttivi e permetteranno al sistema zootecnico di spingere sul pedale dell'innovazione tecnologica, puntando sulla sostenibilità ambientale, che è già da molti anni un obiettivo primario del comparto”. Sarà, dunque, strategico l’investimento nelle nuove tecnologie, che rendano autosufficiente dal punto di vista energetico il settore, riducendo l’impatto ambientale e offrendo una maggior garanzia di benessere animale.
Altra parola chiave dell’incontro è stata la competitività. Per Scanavino sarà, infatti, importante attivare sinergie tra tutti gli attori del sistema e i soggetti istituzionali per sviluppare piani strategici di sviluppo che rendano sempre più concorrenziale la filiera avicunicola e la tutelino dall’importazione indiscriminata di materia prima meno sostenibile extra-Ue, che metterebbe a rischio non solo l’autosufficienza dell’avicoltura italiana, ma l’intera zootecnia italiana.

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«Formazione, risorse e semplificazione: sono le tre strade da percorrere nel nuovo Piano per la Sicurezza sul Lavoro con la Regione Veneto». Gianmichele Passarini, presidente di CIA Agricoltori Italiani Veneto, commenta così la riunione del Tavolo sulla sicurezza, riconvocato stamattina dalla Regione.

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Ue e Usa hanno concordato di sospendere per cinque anni i dazi punitivi che si infliggono a vicenda nel contesto della controversia Airbus-Boeing. Lo ha confermato ai giornalisti la rappresentante per il commercio degli Stati Uniti, Katherine Tai.

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Con queste parole, il presidente di Cia Veneto Gianmichele Passarini ha presentato l'attività dell'azienda orticola di Vigasio: un esempio di un'azienda che attraverso gli investimenti, la ricerca, l'innovazione, anche se considerata "convenzionale", ha tutti i crismi per essere considerata sostenibile e si afferma nei grandi mercati europei.

Ecco il link al servizio.

 

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Le emissioni di gas serra in Italia provocate dall’agricoltura? Il 7,1%. Quelle prodotte dal settore energetico sono l’80,5%. Nonostante questo, la zootecnia italiana è sotto attacco, vittima di visioni allarmistiche e messaggi fuorvianti non suffragati dai dati che incidono negativamente sulla filiera e sui consumatori.

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