Italatte, la società del gruppo francese Lactalis che è il maggior primo acquirente del latte italiano (marchi Cademartori, Galbani, Invernizzi e Parmalat), ha siglato il nuovo prezzo del latte. L’ accordo è stato raggiunto su una media di 57 centesimi al litro e quattro fasce di prezzo: 55 cent/l nei mesi di luglio e agosto, 57 cent/l nei mesi di settembre e ottobre, 58 cent/l nel mese di novembre e 60 cent/l nel mese di dicembre.

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Giornale di Vicenza, 15 aprile 2022

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Martedì, 03 Maggio 2022 14:08

Prezzo Latte, allevatori contro industriali

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Gazzettino, 9 gennaio 2022

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“Il settore caseario e’ in forte crisi: occorre che il Ministero intervenga con dei fondi”. E’ la richiesta del Presidente di CIA Veneto, Gianmichele Passarini, al termine del tavolo con la Regione del Veneto. “Abbiamo una contrazione della produzione dovuta all’aumento dei costi energetici. Nell’ultimo periodo e’ raddoppiato il numero di macellazioni di bovini da latte perche’ i costi per i produttori sono insostenibili. Eppure ci sono cooperative estere che comprano il nostro latte a 0,68 euro al litro. Cio’ vuol dire, ed e’ la richiesta che ha fatto CIA Veneto, che occorre riequilibrare il valore lungo la filiera. Non possiamo non porre l'accento sulle pratiche sleali nella contrattualizzazione.

Nel frattempo il Ministero delle Politiche Agricole deve sostenere il comparto, con un strategia di intervento sul modello del COVID con la misura 21. Bisogna rifocalizzare il tavolo sul latte, che purtroppo finora non ha dato i risultati sperati, anzi si è rivelato un freno rispetto alle dinamiche del mercato. Bisogna spostare la discussione sul vero tema in ballo, che è quello dell'efficientamento del sistema produttivo attraverso la mitigazione dei costi e attraverso il riparto del valore che si crea nella stessa filiera, che oggi sembra essere come sempre tutto a sfavore dei produttori".

"Occorre - conclude Passarini - un patto all’interno del sistema di filiera per sorreggere e supportare quello che si è rivelato essere un asset strategico del nostro sistema per l’approvvigionamento e l’auto-approvvigionamento lattiero/caseario, soprattutto in un momento di crisi particolare dovuto alla guerra”.

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Sabato, 08 Gennaio 2022 17:40

Filiera del latte, accordo inapplicato

L’accordo faticosamente raggiunto a novembre non è mai stato rispettato dagli industriali e i produttori sono allo stremo. Malgrado il lodevole impegno del ministro Patuanelli e dei dirigenti del Mipaaf, i numerosi tavoli che si sono susseguiti hanno portato al nulla di fatto e il protocollo d’intesa resta, dunque, inapplicato. A seguito dei rincari di materie prime, dei mangimi, oltre ai maggiori oneri per proteggere i lavoratori dal Covid, gli allevatori lavorano da mesi drammaticamente sotto i costi di produzione (oltre i 43 centesimi al litro). Cia-Agricoltori Italiani chiede ad Assolatte di assumersi ora le sue responsabilità, presentando al prossimo tavolo dell’11 gennaio una posizione finalmente ragionevole. Secondo Cia, è inaudito che il prezzo del latte spot si mantenga abbondantemente sopra i 45 centesimi al litro, mentre il latte alimentare sotto contratto non superi i 39 centesimi.
Paradossale che non si voglia riconoscere l’aumento richiesto dal sistema allevatoriale in un momento in cui l’industria lattiero-casearia gode degli ottimi bilanci dell’export di formaggi (+27% negli Usa nel gennaio-novembre 2021 Vs. 2020) e registra un +5,6% di incremento dei prezzi all’origine per tutta la produzione (principalmente formaggi duri e burro).
Non si può permettere che le risorse del Pnrr e dei Psr finanzino un’industria che specula sulla sua base produttiva. Una corretta attuazione del regolamento sulle pratiche sleali non può consentire che i progetti di filiera e le misure regionali per l’agroindustria vadano a beneficio di chi paga il prodotto sottocosto. Cia esorta, infine, anche la Gdo a fare sua parte e ricorda come il mercato dimostri ogni giorno che il latte si può pagare molto di più, senza ridurre, in alcun modo, il profitto degli industriali.

L’accordo faticosamente raggiunto a novembre non è mai stato rispettato dagli industriali e i produttori sono allo stremo. Malgrado il lodevole impegno del ministro Patuanelli e dei dirigenti del Mipaaf, i numerosi tavoli che si sono susseguiti hanno portato al nulla di fatto e ilprotocollo d’intesa resta, dunque, inapplicato. A seguito dei rincari di materie prime, dei mangimi, oltre ai maggiori oneri per proteggere i lavoratori dal Covid, gli allevatori lavorano da mesi drammaticamente sotto i costi di produzione (oltre i 43 centesimi al litro). Cia-Agricoltori Italiani chiede ad Assolatte di assumersi ora le sue responsabilità, presentando al prossimo tavolo dell’11 gennaio una posizione finalmente ragionevole. Secondo Cia, è inaudito che il prezzo del latte spot si mantenga abbondantemente sopra i 45 centesimi al litro, mentre il latte alimentare sotto contratto non superi i 39 centesimi.

Paradossale che non si voglia riconoscere l’aumento richiesto dal sistema allevatoriale in un momento in cuil’industria lattiero-casearia gode degli ottimi bilanci dell’export di formaggi (+27% negli Usa nel gennaio-novembre 2021 Vs. 2020) e registra un +5,6% di incrementodei prezzi all’origine per tutta la produzione (principalmente formaggi duri e burro).

Non si può permettere che le risorse del Pnrr e dei Psrfinanzino un’industria che specula sulla sua base produttiva. Una corretta attuazione del regolamento sulle pratiche sleali non può consentire che i progetti di filiera e le misure regionali per l’agroindustria vadano a beneficio di chi paga il prodotto sottocosto. Cia esorta, infine, anche la Gdo a fare sua parte e ricorda come il mercato dimostri ogni giorno che il latte si può pagare molto di più, senza ridurre, in alcun modo, il profitto degli industriali.

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Arrivare subito a un aumento di almeno 5 centesimi al litro sul prezzo del latte conferito nella Regione Lombardia, che determina -come è noto- anche quello nel resto del Paese. Dopo il fallimento del tavolo di filiera al Mipaaf, è questo l’accorato appello di Cia-Agricoltori Italiani alle regioni Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto, attraverso una lettera indirizzata ai rispettivi assessori all’Agricoltura e per conoscenza al ministro Stefano Patuanelli.

«Stamattina abbiamo inoltrato la comunicazione – dichiara il presidente di Cia Veneto Gianmichele Passarini – all’assessore regionale Federico Caner. La nostra regione sta pagando un prezzo molto alto: nel 2020, in Veneto, gli allevamenti sono scesi a circa 3.000 unità (-4% rispetto al 2019). Circa 1.500 detengono quasi il 90% dei capi (ricordiamo che sono circa 150.000 le vacche che costituiscono la mandria veneta). Ciò significa che i piccoli allevamenti stanno scomparendo. Inoltre l’incremento dei costi di produzione di latte bovino dovuto al rincaro delle materie prime (+30%) e dei rialzi dei listini di mangimi, fertilizzanti ed energia, sta mettendo in ginocchio le stalle italiane, che non possono più andare avanti senza un significativo aumento del prezzo del latte, attualmente inferiore al costo di produzione (circa 0,45 €/lt)».

Secondo Cia, la filiera lattiero-casearia deve garantire una quotazione equa agli allevatori, che non vada solo a coprire i costi, ma offra anche la giusta redditività alle aziende agricole, già colpite dagli effetti della pandemia. Nonostante gli industriali abbiano riconosciuto davanti al ministro la crisi dei produttori e stiano godendo i frutti positivi dei bilanci dell’export di formaggi e di quotazioni favorevoli del latte spot, non sembra esserci alcuna intenzione di riconoscere l’aumento richiesto a gran voce dal sistema allevatoriale.

«È fondamentale – conclude Passarini - agire con urgenza per evitare il collasso dell’intero settore, che pesa circa il 12% sull’industria alimentare. Continuiamo a lavorare senza sosta per aiutare i produttori a uscire dalla crisi e chiediamo, dunque, alla Regione Veneto di intervenire.

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Mercoledì, 02 Dicembre 2020 16:10

"Sos latte" Incontro tra Cia e Regione

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Il Giornale di Vicenza, 24.11.2020

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Venerdì, 16 Ottobre 2020 10:40

Mattino di Padova, 14 agosto 2020

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