Sabato, 08 Gennaio 2022 17:40

Filiera del latte, accordo inapplicato

L’accordo faticosamente raggiunto a novembre non è mai stato rispettato dagli industriali e i produttori sono allo stremo. Malgrado il lodevole impegno del ministro Patuanelli e dei dirigenti del Mipaaf, i numerosi tavoli che si sono susseguiti hanno portato al nulla di fatto e il protocollo d’intesa resta, dunque, inapplicato. A seguito dei rincari di materie prime, dei mangimi, oltre ai maggiori oneri per proteggere i lavoratori dal Covid, gli allevatori lavorano da mesi drammaticamente sotto i costi di produzione (oltre i 43 centesimi al litro). Cia-Agricoltori Italiani chiede ad Assolatte di assumersi ora le sue responsabilità, presentando al prossimo tavolo dell’11 gennaio una posizione finalmente ragionevole. Secondo Cia, è inaudito che il prezzo del latte spot si mantenga abbondantemente sopra i 45 centesimi al litro, mentre il latte alimentare sotto contratto non superi i 39 centesimi.
Paradossale che non si voglia riconoscere l’aumento richiesto dal sistema allevatoriale in un momento in cui l’industria lattiero-casearia gode degli ottimi bilanci dell’export di formaggi (+27% negli Usa nel gennaio-novembre 2021 Vs. 2020) e registra un +5,6% di incremento dei prezzi all’origine per tutta la produzione (principalmente formaggi duri e burro).
Non si può permettere che le risorse del Pnrr e dei Psr finanzino un’industria che specula sulla sua base produttiva. Una corretta attuazione del regolamento sulle pratiche sleali non può consentire che i progetti di filiera e le misure regionali per l’agroindustria vadano a beneficio di chi paga il prodotto sottocosto. Cia esorta, infine, anche la Gdo a fare sua parte e ricorda come il mercato dimostri ogni giorno che il latte si può pagare molto di più, senza ridurre, in alcun modo, il profitto degli industriali.

L’accordo faticosamente raggiunto a novembre non è mai stato rispettato dagli industriali e i produttori sono allo stremo. Malgrado il lodevole impegno del ministro Patuanelli e dei dirigenti del Mipaaf, i numerosi tavoli che si sono susseguiti hanno portato al nulla di fatto e ilprotocollo d’intesa resta, dunque, inapplicato. A seguito dei rincari di materie prime, dei mangimi, oltre ai maggiori oneri per proteggere i lavoratori dal Covid, gli allevatori lavorano da mesi drammaticamente sotto i costi di produzione (oltre i 43 centesimi al litro). Cia-Agricoltori Italiani chiede ad Assolatte di assumersi ora le sue responsabilità, presentando al prossimo tavolo dell’11 gennaio una posizione finalmente ragionevole. Secondo Cia, è inaudito che il prezzo del latte spot si mantenga abbondantemente sopra i 45 centesimi al litro, mentre il latte alimentare sotto contratto non superi i 39 centesimi.

Paradossale che non si voglia riconoscere l’aumento richiesto dal sistema allevatoriale in un momento in cuil’industria lattiero-casearia gode degli ottimi bilanci dell’export di formaggi (+27% negli Usa nel gennaio-novembre 2021 Vs. 2020) e registra un +5,6% di incrementodei prezzi all’origine per tutta la produzione (principalmente formaggi duri e burro).

Non si può permettere che le risorse del Pnrr e dei Psrfinanzino un’industria che specula sulla sua base produttiva. Una corretta attuazione del regolamento sulle pratiche sleali non può consentire che i progetti di filiera e le misure regionali per l’agroindustria vadano a beneficio di chi paga il prodotto sottocosto. Cia esorta, infine, anche la Gdo a fare sua parte e ricorda come il mercato dimostri ogni giorno che il latte si può pagare molto di più, senza ridurre, in alcun modo, il profitto degli industriali.

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Arrivare subito a un aumento di almeno 5 centesimi al litro sul prezzo del latte conferito nella Regione Lombardia, che determina -come è noto- anche quello nel resto del Paese. Dopo il fallimento del tavolo di filiera al Mipaaf, è questo l’accorato appello di Cia-Agricoltori Italiani alle regioni Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto, attraverso una lettera indirizzata ai rispettivi assessori all’Agricoltura e per conoscenza al ministro Stefano Patuanelli.

«Stamattina abbiamo inoltrato la comunicazione – dichiara il presidente di Cia Veneto Gianmichele Passarini – all’assessore regionale Federico Caner. La nostra regione sta pagando un prezzo molto alto: nel 2020, in Veneto, gli allevamenti sono scesi a circa 3.000 unità (-4% rispetto al 2019). Circa 1.500 detengono quasi il 90% dei capi (ricordiamo che sono circa 150.000 le vacche che costituiscono la mandria veneta). Ciò significa che i piccoli allevamenti stanno scomparendo. Inoltre l’incremento dei costi di produzione di latte bovino dovuto al rincaro delle materie prime (+30%) e dei rialzi dei listini di mangimi, fertilizzanti ed energia, sta mettendo in ginocchio le stalle italiane, che non possono più andare avanti senza un significativo aumento del prezzo del latte, attualmente inferiore al costo di produzione (circa 0,45 €/lt)».

Secondo Cia, la filiera lattiero-casearia deve garantire una quotazione equa agli allevatori, che non vada solo a coprire i costi, ma offra anche la giusta redditività alle aziende agricole, già colpite dagli effetti della pandemia. Nonostante gli industriali abbiano riconosciuto davanti al ministro la crisi dei produttori e stiano godendo i frutti positivi dei bilanci dell’export di formaggi e di quotazioni favorevoli del latte spot, non sembra esserci alcuna intenzione di riconoscere l’aumento richiesto a gran voce dal sistema allevatoriale.

«È fondamentale – conclude Passarini - agire con urgenza per evitare il collasso dell’intero settore, che pesa circa il 12% sull’industria alimentare. Continuiamo a lavorare senza sosta per aiutare i produttori a uscire dalla crisi e chiediamo, dunque, alla Regione Veneto di intervenire.

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Mercoledì, 02 Dicembre 2020 16:10

"Sos latte" Incontro tra Cia e Regione

20201124GiornalediVicenza

Il Giornale di Vicenza, 24.11.2020

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Venerdì, 16 Ottobre 2020 10:40

Mattino di Padova, 14 agosto 2020

20200814Mattino

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«Il contratto siglato nei giorni scorsi da Italatte (gruppo Lactalis) con la sola Coldiretti in Lombardia metterà in serie difficoltà tutte le stalle». Gianmichele Passarini, presidente di Cia Agricoltori Italiani Veneto, lancia l’allarme sull’intesa firmata da solo una delle rappresentanze del mondo agricolo con una delle società leader nel mercato dei prodotti lattiero-caseari.

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«I nodi di misure prese senza ponderare le scelte stanno venendo al pettine: e adesso rischiamo il tracollo del settore lattiero-caseario».

Gianmichele Passarini, presidente di Cia Agricoltori Italiani Veneto, lancia l’allarme, dopo le numerose sollecitazioni ricevute dai produttori veneti e nel giorno in cui il prezzo del latte al litro tocca i 32 centesimi.

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«Nessuna diminuzione della produzione di latte, è anzi il momento che la politica intervenga e tuteli dei nostri produttori».

Gianmichele Passarini, presidente di Cia Agricoltori Italiani Veneto, è reduce da decine di contatti con allevatori della nostra regione. Il Veneto è la terza regione d’Italia – dopo Lombardia ed Emilia Romagna – per produzione di latte. Nel 2019 si è arrivati a 1,15 milioni di tonnellate prodotte. Tra l’altro, in questa fase della stagione, si registra fisiologicamente il picco stagionale della produzione e delle consegne ed è impensabile ipotizzare un rallentamento, interrompendo la mungitura delle vacche da latte proprio nel loro periodo di lattazione.

«Non possiamo fermare il settore - aggiunge Passarini - i produttori sono preoccupati per i conferimenti di latte nell’immediato futuro, dopo le richieste di alcuni caseifici di rallentare le lavorazioni per la chiusura delle mense e dei canali bar e ristorazione, conseguente alle nuove misure di contenimento. A livello nazionale abbiamo proposto al governo di intervenire, bloccando i contratti con l’estero e spingendo le grandi aziende casearie e di trasformazione ad acquistare latte fresco italiano dai nostri allevatori.

A livello regionale invece abbiamo chiesto la convocazione del tavolo verde all’assessore all’Agricoltura Giuseppe Pan: la riunione si svolgerà lunedì prossimo. Proporremo di arrivare ad una soluzione unitaria e che tenga conto non soltanto dell’emergenza ma del lungo periodo. Le misure palliative possono dare risposta nell’immediato, ma dobbiamo avere la capacità di guardare con senso di responsabilità al futuro»

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Mercoledì, 13 Marzo 2019 08:20

Veneto Economia, 13 febbraio 2019

20190213VenetoEconomia

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