Sabato, 18 Giugno 2022 11:20

Laguna sempre più salata, allarme di Pescagri e CIA Veneto In evidenza

La laguna di Venezia si sta sempre più marinizzando, allarme per la produzione delle vongole.

Pescagri (l’associazione della CIA che raccoglie gli allevatori ittici e il mondo della pesca) e CIA Veneto chiedono alla Regione di aprire un tavolo di discussione, alla ricerca di soluzioni. Si tratta di una questione che ha risvolti ambientali e che riguarda tutti, non solo i diretti interessati.

“I cambiamenti climatici – spiegano Marilena Fusco, direttore nazionale di Pescagri, Mauro Mantovan, rappresentante veneto dell’associazione e Federica Senno, vicepresidente di CIA Veneto – stanno provocando mutamenti anche all’ambiente lagunare. Negli ultimi 4-5 anni il gradiente salino è salito fino a 35 grammi su un litro d’acqua, mentre il valore normale si aggira sui 28-30. È una situazione che mette sotto stress le vongole, soprattutto nei periodi più caldi, perché manca la adeguata ossigenazione”.

Una situazione – con un calo della produzione che in alcune aree raggiunge il 70-80% - che sta mettendo in ginocchio il settore. “Secondo la carta ittica, gli operatori sono circa 500: vuol dire che altrettante famiglie rischiano di perdere l’attività. Senza considerare tutto l’indotto, legato al mondo del turismo e della ristorazione”.

Una seconda, diretta, conseguenza, è che gli allevatori stanno cercando altre aree per le produzioni, spostandosi più a sud, verso il Polesine, dove in questo momento l’apporto di acqua dal Po mitiga la situazione”.

Pescagri e CIA Veneto lanciano un appello alle istituzioni per intervenire.

“Dobbiamo cercare di invertire la rotta. I tempi di recupero e di ripristino di queste aree sono lenti, quindi occorre agire quanto prima. Ci siamo rivolti all’assessore regionale alla Pesca Cristiano Corazzari perché convochi un tavolo con tutti i soggetti coinvolti: le istituzioni, il Provveditorato per le Opere Pubbliche (l’ex Magistrato alle Acque), il mondo universitario e della ricerca, le associazioni di categoria, per immaginare delle soluzioni. Dopo i necessari studi, si potrebbe per esempio pensare, in modo misurato e controllato, di sperimentare l’apporto di acqua in laguna attraverso le idrovore e i Consorzi di bonifica. Probabilmente ci sono anche altre strade: l’importante è partire”.

E nel frattempo – visto che le particolari condizioni attuali lo consentono – si potrebbe chiedere al Provveditorato di ampliare il novero delle concessioni. “Per esempio – concludono Fusco, Senno e Mantovan – permettendo la coltivazione di ostriche. Un modo per garantire il reddito dei coltivatori in questo momento difficile”.La laguna di Venezia si sta sempre più marinizzando, allarme per la produzione delle vongole.
Pescagri (l’associazione della CIA che raccoglie gli allevatori ittici e il mondo della pesca) e CIA Veneto chiedono alla Regione di aprire un tavolo di discussione, alla ricerca di soluzioni. Si tratta di una questione che ha risvolti ambientali e che riguarda tutti, non solo i diretti interessati.
“I cambiamenti climatici – spiegano Marilena Fusco, direttore nazionale di Pescagri, Mauro Mantovan, rappresentante veneto dell’associazione e Federica Senno, vicepresidente di CIA Veneto – stanno provocando mutamenti anche all’ambiente lagunare. Negli ultimi 4-5 anni il gradiente salino è salito fino a 35 grammi su un litro d’acqua, mentre il valore normale si aggira sui 28-32. È una situazione che mette sotto stress le vongole, soprattutto nei periodi più caldi, perché manca la adeguata ossigenazione”.
Una situazione – con un calo della produzione che in alcune aree raggiunge il 70-80% - che sta mettendo in ginocchio il settore. “Secondo la carta ittica, gli operatori sono circa 500: vuol dire che altrettante famiglie rischiano di perdere l’attività. Senza considerare tutto l’indotto, legato al mondo del turismo e della ristorazione”.
Una seconda, diretta, conseguenza, è che gli allevatori stanno cercando altre aree per le produzioni, spostandosi più a sud, verso il Polesine, dove in questo momento l’apporto di acqua dal Po mitiga la situazione”.
Pescagri e CIA Veneto lanciano un appello alle istituzioni per intervenire.
“Dobbiamo cercare di invertire la rotta. I tempi di recupero e di ripristino di queste aree sono lenti, quindi occorre agire quanto prima. Ci siamo rivolti all’assessore regionale alla Pesca Cristiano Corazzari perché convochi un tavolo con tutti i soggetti coinvolti: le istituzioni, il Provveditorato per le Opere Pubbliche (l’ex Magistrato alle Acque), il mondo universitario e della ricerca, le associazioni di categoria, per immaginare delle soluzioni. Dopo i necessari studi, si potrebbe per esempio pensare, in modo misurato e controllato, di sperimentare l’apporto di acqua in laguna attraverso le idrovore e i Consorzi di bonifica. Probabilmente ci sono anche altre strade: l’importante è partire”.
E nel frattempo – visto che le particolari condizioni attuali lo consentono – si potrebbe chiedere al Provveditorato di ampliare il novero delle concessioni. “Per esempio – concludono Fusco, Senno e Mantovan – rimuovendo l'anacronistico divieto che preclude alle attuali subconcessioni lagunari di coltivare ostriche oltre che vongole. Un modo per garantire il reddito dei coltivatori in questo momento difficile”.

Letto 111 volte Ultima modifica il Mercoledì, 27 Luglio 2022 09:35
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