Domenica, 17 Marzo 2019 17:23

La nuova PAC e la montagna

«La nuova Politica Agricola Comunitaria non dovrà essere solo un contenitore di risorse, ma di un progetto sociale di convivenza e di uguaglianza tra le popolazioni e tra le aree metropolitane e rurali. Gli agricoltori in montagna svolgono una funzione ecosistemica alla quale non si può rinunciare: fanno manutenzione del territorio, ma pagano in termini di infrastrutture reali, informatiche, di “reputazione” rispetto a chi vive in pianura. Queste differenze rappresentano un gap democratico, che la prossima PAC dovrà cercare di colmare».

Dino Scanavino, presidente nazionale di CIA Agricoltori Italiani, ha chiuso così l’incontro promosso da CIA Belluno a Sedico per parlare della specificità della montagna.

«Siamo a due mesi dalle elezioni Europee – ha dichiarato in apertura il presidente regionale di CIA Gianmichele Passarini – e senza certezze sulla Brexit: ci è sembrato il momento giusto per sensibilizzare tutto il mondo politico sui problemi della montagna. Il destino del Regno Unito è fondamentale per l'agricoltura veneta: con la Brexit, rischiamo di perdere il quarto mercato per la nostra regione».

Per il presidente provinciale, Luca Cosul Cuffaro, «l'agricoltura bellunese deve affrontare tantissimi problemi: dalla frammentazione fondiaria alla burocrazia, dalla viabilità alle dimensioni delle nostre aziende. Serve un aiuto tramite la PAC e il Piano di Sviluppo Rurale, altrimenti il futuro è a rischio: l'agricoltura è fondamentale per il nostro territorio, abbiamo visto i risultati dell'abbandono del territorio con il passaggio di Vaia. Dobbiamo poi legare agricoltura e turismo, riportando gente e imprese dove c'è un presidio agricolo. Non siamo alla ricerca di promesse elettorali, intendiamo fare capire che la montagna vive se non si spopola: e perché questo non avvenga, occorrono lungimiranza e programmazione».

Franco Contarin, direttore dell’«Autorità di Gestione del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale» della Regione Veneto, ha illustrato i numeri del PSR e gli interventi post-Vaia: su 1,2 miliardi di euro del PSR 2014-2020, 860 milioni di euro sono già stati concessi (il 75%, al 31/12/2018), 507 dei quali già liquidati (il 43%). Alle zone montane, a fine periodo, la Regione intende destinare il 35% dei fondi totali, e al momento si è circa al 41%; è stato ricordato che l'agricoltura di montagna “pesa” circa il 10% rispetto al totale regionale. Per la fase di ricostruzione post-Vaia, il riferimento è stato al decreto della Presidenza del Consiglio che ha sbloccato i finanziamenti, con i tempi e le modalità di presentazione delle richieste di contributo per enti pubblici e attività private.

Contro i tagli previsti nella nuova PAC si è espresso l’europarlamentare Herbert Dorfmann. «Sul tavolo abbiamo la proposta del Commissario al bilancio, Gunther Oettinger, che ha proposto un taglio del 3-4% ai fondi della PAC, lasciando invariato il primo pilastro e proponendo una riduzione del 15% al secondo pilastro, finanziato dagli Stati membri. È una scelta che penalizza la montagna e che contrasterò in ogni modo: il taglio al secondo pilastro rischi di creare un nuovo divario tra zone di pianura rispetto alla montagna».

Dorfmann ha avanzato anche una proposta a sostegno dei produttori di latte: si tratta di un nuovo strumento, già esistente da oltre 20 anni nel settore dell'ortofrutta, che prevede dei “programmi operativi” che coprono fino al 3% del primo pilastro: «Bisogna aiutare il settore latte in montagna, gli allevatori, ma anche le strutture, così da dare plusvalore al prodotto. Se il latte di montagna, con un costo di produzione più alto, ha lo stesso valore sul mercato del latte di pianura, non c'è possibilità di confronto: bisogna investire su prodotto e produttore, creando una filiera di valore».

«Come Parlamento Europeo, abbiamo davanti ancora cinque settimane di lavoro - ha aggiunto Dorfmann – e non arriveremo alla votazione della nuova PAC entro la fine di questo mandato, ma ci sarà presto una prima votazione in Commissione agricoltura. Speriamo di riuscire a fare passare le proposte emerse durante questo convegno.

«L’Europa è in una situazione drammatica – ha concluso il presidente Scanavino - Stiamo mettendo in discussione l’esistenza stessa dell’UE, c’è che la vuole disgregare. Ma è una strada sbagliata. Tutto quello che abbiamo fatto finora sono prove generali rispetto a quello che dovremo fare nel futuro: L’Europa deve essere una unica potenza commerciale. Divisioni e nazionalismi ci riporterebbero indietro».

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Mercoledì, 13 Marzo 2019 16:19

La montagna veneta guarda all’Europa

La montagna veneta guarda all’Europa. E' il titolo del convegno organizzato da CIA Belluno, in programma il 16 marzo, dalle 9.30, al Palazzo dei Servizi di Sedico (BL). 
«Siamo a due mesi dalle elezioni Europee – conferma il presidente provinciale Luca Cosul Cuffaro – e ci è sembrato il momento giusto per sensibilizzare tutto il mondo politico sui problemi della montagna. Non siamo alla ricerca di promesse elettorali, intendiamo fare capire che la montagna vive se non si spopola: e perché questo non avvenga, occorrono lungimiranza e programmazione».
Al dibattito, moderato dal direttore di Cia Belluno Fabrizio Bez, partecipano i vertici della Confederazione Italiana Agricoltori: il presidente nazionale Dino Scanavino e quello regionale Gianmichele Passarini. E poi l’europarlamentare Herbert Dorfmann (con un intervento su “Politiche Agricole per la montagna - problematiche e prospettive per il terzo decennio”), il direttore Adg Feasr Parchi e foreste Regione Veneto Franco Contarin (“La manovra nel prossimo Psr Veneto” e l’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto Giuseppe Pan (“Gli ultimi avvenimenti climatici, cosa hanno comportato e cosa comporteranno”).
Tra i vari temi che verranno affrontati, anche quello dei cambiamenti climatici, così drammaticamente sottolineato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella sua visita di martedì. «Il ricordo di quanto è successo a fine ottobre è ancora vivissimo, i danni sono ancora visibili. La situazione sul territorio – purtroppo – è ferma: non c’è la copertura economica assicurata dal Governo e quindi tutto resta come me».

 

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Mercoledì, 19 Settembre 2018 13:56

Cia al Flormart di Padova

2,5 miliardi e mezzo di fatturato, 27.000 aziende, 100.000 occupati: a livello nazionale il florovivaismo è un comparto fondamentale per il settore primario, e i numeri dicono lo stesso per ciò che riguarda il Veneto, dove il valore della produzione è in leggero miglioramento (209 milioni di euro a fine 2017), per un totale di 2.700 ettari coltivati e circa 1.500 aziende. Il quadro generale del florovivaismo è promettente, come hanno sottolineato esperti e rappresentanti istituzionali nell’ambito della tavola rotonda che oggi ha aperto l’edizione 2018 del Flormart, nei padiglioni di PadovaFiere. Esiste, però, un buon margine di miglioramento, soprattutto per ciò che riguarda l’attenzione che il mondo politico deve avere nei confronti di questo comparto, ben lontano dall’essere il ‘fanalino di coda’ dell’agricoltura: “I dati relativi al florovivaismo fotografano un comparto vivace, dalle grandi potenzialità – ha dichiarato il Presidente nazionale di CIA, Dino Scanavino -. Di certo è sottostimato l’apporto che il settore da alla buona organizzazione dei sistemi urbani e del paesaggio nel suo complesso, e proprio i florovivaisti intendono mettersi a disposizione delle amministrazioni per prendersi cura del territorio e incentivare il turismo”.

In Veneto, la produzione di fiori e piante (52,6 milioni di euro) e la produzione vivaistica (circa 29 milioni di euro) sono entrambe in leggero calo, mentre il servizio di sistemazione di parchi e giardini offerto dalle imprese ha quasi raggiunto i 128 milioni di euro (+1%).
La Regione mostra di considerare le notevoli capacità di sviluppo del florovivaismo: “Il Veneto è la prima regione d’Europa per investimenti nel settore – ha detto l’Assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan, intervenendo alla cerimonia di inaugurazione -. E’ fondamentale fare rete anche in quest’ambito, perché il florovivaismo consente di garantire una tutela ancora maggiore del paesaggio, e ciò si ripercuote positivamente sul turismo, che rappresenta un comparto indispensabile per la nostra economia”.

In questo contesto generale, si inserisce anche Padova, che con 452 aziende è la prima provincia veneta nel settore del florovivaismo: nonostante il calo dello 0,9% registrato nell’ultimo anno nel numero di imprese, il comparto gode di buona salute in questa parte del territorio regionale. Per quanto riguarda le superfici investite, Padova registra una flessione significativa (780 ettari, -13,5%), ma si conferma comunque la provincia più importante del Veneto. In particolare, a livello padovano si sta già lavorando per valorizzare il settore e avvicinarlo sempre di più ai mercati esteri: nell’area di Saonara è stato avviato il Distretto del Florovivaismo, che ha come obiettivo quello di promuovere l’attività delle aziende e creare un marchio vendita.

“Il distretto di Saonara è tra i protagonisti del Salone, un’occasione per far conoscere agli operatori del settore le potenzialità del nostro territorio – commenta il Presidente provinciale di CIA, Roberto Betto -. Siamo fermamente convinti che l’unione faccia la forza, a vantaggio di tutti gli attori coinvolti, e che il comparto abbia voglia di vivacità e investimenti nel futuro. Il mercato interno sta andando bene, ma l’obiettivo è quello di sfondare all’estero”.

 

«Bene il mercato interno, ma l’obiettivo è quello di sfondare all’estero: spero che da questa edizione di Flormart vengano le ricette giuste per il settore del florovivaismo». Gianmichele Passarini, presidente di Cia Veneto, ha commentato così la presenza dell’associazione alla 69esima edizione del Flormart. «Il florovivaismo è un settore importante per gli agricoltori, e il mondo Cia è sensibile alle sue esigenze particolari». Passarini ricorda la forza del florovivaismo in particolare nel padovano e nel trevigiano. «Ma è un settore che ha necessità di investimenti: soprattutto l’esigenza è quella di trovare sbocco al di fuori del perimetro veneto e italiano. La nostra regione è in controtendenza rispetto al resto d’Italia, con un saldo negativo tra importazione ed esportazioni. Per questo occorre lavorare per arrivare ad un marchio unico di qualità che riesca a far uscire il prodotto dal territorio. A livello padovano si sta già lavorando per questo: nell’area di Saonara è stato avviato il Distretto del Florovivaismo che ha come obiettivo quello di valorizzare il settore e creare un marchio vendita. Vedremo se il Salone porterà novità in questo senso: credo che l’unione faccia la forza, a vantaggio di tutti gli attori coinvolti».

 

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Lunedì, 17 Settembre 2018 14:20

Cia Veneto al Flormart di Padova

«Bene il mercato interno, ma l’obiettivo è quello di sfondare all’estero: spero che da questa edizione di Flormart vengano le ricette giuste per il settore del florovivaismo». Gianmichele Passarini, presidente di Cia Veneto, lancia così la presenza dell’associazione alla sessantanovesima edizione del Flormart, in programma dal 19 al 21 settembre a Padova. «Il florovivaismo è un settore importante per gli agricoltori, e il mondo Cia è sensibile alle sue esigenze particolari. Mercoledì ci sarà il nostro presidente nazionale Dino Scanavino alla tavola rotonda di apertura del salone». Passarini ricorda la forza del florovivaismo in particolare nel padovano e nel trevigiano. «Ma è un settore che ha necessità di investimenti: soprattutto l’esigenza è quella di trovare sbocco al di fuori del perimetro veneto e italiano. La nostra regione è in controtendenza rispetto al resto d’Italia, con un saldo negativo tra importazione ed esportazioni. Per questo occorre lavorare per arrivare ad un marchio unico di qualità che riesca a far uscire il prodotto dal territorio. A livello padovano si sta già lavorando per questo: nell’area di Saonara è stato avviato il Distretto del Florovivaismo che ha come obiettivo quello di valorizzare il settore e creare un marchio vendita. Vedremo se il Salone porterà novità in questo senso: credo che l’unione faccia la forza, a vantaggio di tutti gli attori coinvolti».

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