Interventi di manutenzione infrastrutturale; politiche orientate al governo del territorio; azioni per favorire e sviluppare politiche di filiera a forte vocazione territoriale; nuovi e più incisivi sistemi di gestione della fauna selvatica; un rinnovato protagonismo delle Istituzioni e degli Enti locali sul fronte delle politiche europee.
Sono i cinque punti della piattaforma programmatica “Il Paese che vogliamo”, presentati ieri nel corso dell’assemblea regionale di Cia Agricoltori Italiani Veneto.

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«Bene la nascita dell'Associazione per il patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, ma ricordiamo che le prime sentinelle di quel territorio sono gli agricoltori». Gianmichele Passarini, presidente di Cia Veneto, ricorda che è anche merito delle associazioni agricole se si è partiti da una fotografia del territorio che ha portato al riconoscimento di patrimonio.

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Lunedì, 25 Novembre 2019 12:17

Cia Veneto al convegno Compag

Bologna ha ospitato qualche giorno fa il convegno dela Federazione nazionale delle rivendite agrarie. All'appuntamento, dedicato in particolare al mondo agricolo del Centro Nord, hanno partecipato il presidente di CIA Veneto Gianmichele Passarini, Bruno Caio Faraglia del Mipaaf, Rosario Trefiletti del Centro Consumatori Italia,  Alberto Ancora, presidente di Agrofarma e Fabio Manara, presidente Compag. A moderare l'incontro è stato Angelo Frascarelli.

«L’agricoltura Italiana - ha detto Passarini nel suo intervento - nel corso degli ultimi anni ha saputo rinnovarsi molto. Gli agricoltori hanno capito da tempo che non possono esistere più rendite di posizione. Se i consumatori su scala globale apprezzano il made in italy al punto che il settore è vittima di terribili processi di contraffazione ci sarà un motivo? L’Italia detiene su base europea i maggiori marchi di qualità come dop e igp oltre che doc e igt per il vino, molte aree di produzione come l’area del prosecco, le langhe, la costiera amalfitana, il delta del po sono riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, essendo aree rurali, avranno avuto un ruolo gli agricoltori per questo riconoscimento? La dieta mediterranea è stata riconosciuta patrimonio dell’Umanità, avranno avuto un merito gli agricoltori? Gli allevamenti italiani rispettano i più severi disciplinari per il benessere animale, ci sarà qualche riconoscimento per gli allevatori? Cia sostiene tutti i modelli di innovazione, molto c’è sicuramente ancora da fare, ma gran parte dell’agricoltura italiana in termini di innovazione ha fatto passi da gigante ed è giusto riconoscerlo»

Per quanto riguarda l'utilizzo della chimica tradizionale, Passarini è stato chiaro: «Gli agricoltori italiani operano in un contesto europeo che resta tra i più severi al mondo in termini di politiche ambientali e di politiche sanitarie. Gli agricoltori italiani hanno fatto enormi passi in avanti per la riduzione della chimica e i consumatori sembrano apprezzare. La crescita del biologico in Italia resta a doppia cifra. Innovazione e ricerca sono oggi la base per favorire processi di riconversione, gli agricoltori, le università, le aziende della chimica possono favorire un processo di rinnovamento forte a servizio di un’agricoltura di qualità ma nessuna caccia alle streghe».

 

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Martedì, 05 Novembre 2019 09:11

Quote Latte, i calcoli sono errati

«Quote latte, i calcoli erano sbagliati: occorre bloccare sia le multe che rideterminare i prelievi supplementari». Gianmichele Passarini, presidente di CIA Agricoltori Italiani Veneto, ha posto oggi – al Tavolo Verde con le Regione Veneto – la questione, invitando l’assessore all’agricoltura a portarla all’attenzione del Governo e del tavolo Stato-Regioni.

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Affollato incontro sulla gestione della fauna selvatica, quello che si è svolto stasera nel municipio di Roana, nell'Altopiano di Asiago. Appuntamento atteso da tempo dagli amministratori locali, dagli agricoltori e dai cittadini della zona, che hanno partecipato con interesse al convegno organizzato da Cia.

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L’agricoltura veneta in prima fila nell’incontro che si è svolto ieri a Bruxelles, in occasione del presidium di Copa e Cogeca, i Comitati delle organizzazioni agricole e cooperative dell’Ue. Alla presenta del Commissario Europeo all’Agricoltura Phil Hogan e al presidente pro-tempore della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo Paolo De Castro, il presidente di CIA Agricoltori Italiani Veneto Gianmichele Passarini, in rappresentanza di CIA nazionale, ha illustrato la posizione della confederazione, con un occhio di riguardo alle ricadute per la nostra regione e in generale alle politiche territoriali. 

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Domenica, 19 Maggio 2019 17:11

Fauna Selvatica, presidio a Venezia

Si sono ritrovati in un centinaio, con striscioni, cartelli e campanacci, a Palazzo Balbi, sede della Regione Veneto, per chiedere la modifica della legge sulla fauna selvatica. CIA – Agricoltori Italiani Veneto è stata protagonista stamattina di un presidio, cui è seguito un incontro con l’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan, per presentare la proposta di modifica della legge 157/1992.

«Le misure tampone adottate in questi ultimi anni – spiega il presidente regionale di CIA Gianmichele Passarini - hanno registrato un sostanziale flop, con un saldo negativo che grava prima di tutto sulle imprese agricole. Per questo non è più rinviabile un nuovo piano operativo, modificando la legge quadro datata 1992 che regola la materia. La questione animali selvatici è stata anche al centro della nostra ultima Assemblea nazional, durante la quale abbiamo chiesto alle Istituzioni di agire: ripensando la normativa vigente, riformando gli ambiti territoriali venatori e superando il regime del de minimis nel rimborso dei danni agli agricoltori che, di fatto, paralizza il sistema. Soprattutto oggi occorre introdurre il concetto di "corretta gestione" accanto a quello di protezione, parlando di "carichi sostenibili" di specie animali nei diversi territori e ambienti, tenendo conto degli aspetti naturali, ma anche produttivi e turistici».

In Italia la legge quadro è appunto la 157 del 1992. A livello veneto è stata recepita dalla legge regionale 50 del 1993.

«La fauna selvatica – aggiunge Passarini - pur essendo patrimonio dello Stato, è per legge affidata in gestione alle Regioni. Per questo motivo, se un animale selvatico ha provocato dei danni a persone o a cose, come avviene soprattutto in occasione di un incidente stradale, è possibile chiedere alla Regione sul cui territorio è avvenuto il fatto un eventuale risarcimento in quanto civilmente responsabile. Ma attenzione: per avere diritto al risarcimento occorre dimostrare che la Regione è, almeno in parte, responsabile in quanto non ha adottato tutte le misure idonee ad evitare che la fauna selvatica abbia arrecato un danno nel caso concreto».

Intanto lupi, cormorani, lepri, nutrie, scoiattoli grigi, cinghiali, oche e tanti altri animali continuano a banchettare tra vigne e campi di mais, tra frutteti e orti, senza che gli agricoltori possano contrapporre armi efficaci. E i danni, in un anno, sono calcolati in 70 milioni di euro, pensando alla sola perdita di fatturato agricolo nel Paese.

«La legislazione vigente, nata in una situazione ambientale e sociale completamente diversa da quella attuale, risulta essere obsoleta e carente per affrontare i problemi odierni. Per questo motivo la Cia Agricoltori Italiani intende proporre una radicale riforma della Legge 157/92 che regola in Italia la materia e si rende protagonista di una mobilitazione generale in tutte le Regioni, oltre che nei confronti del Governo centrale, per modificare profondamente queste politiche. La finalità di fondo, indicata già nel titolo della legge, deve essere modificata passando dal principio di “protezione” a quello di “gestione”.

Quella legge nasceva in una situazione ambientale in cui risultava prioritario focalizzarsi sulla conservazione della fauna, a rischio di estinzione per moltissime specie caratteristiche dei nostri territori. Oggi la situazione è completamente diversa, accanto a specie da tutelare in aree specifiche, ci sono altre che sono in sovrannumero o addirittura diventate infestanti, che creano danni ambientali ed economici».

Rapporto con l’attività venatoria

La gestione della fauna selvatica e l’attività venatoria hanno evidentemente delle connessioni tra loro, ma si tratta di due aspetti profondamente distinti: di carattere generale di governo del territorio il primo, e specifico, ludico-ricreativo il secondo.

Questa distinzione deve essere presente e caratterizzare la programmazione e la gestione del sistema. Il controllo delle specie in eccesso deve rappresentare un’azione prioritaria nella programmazione faunistica, mettendo in campo tutti gli strumenti preventivi e operativi necessari, anche con strumenti di emergenza e di pronto intervento.

Il controllo anche quando prevede l’abbattimento selettivo dei selvatici deve essere svolto prioritariamente da personale pubblico e/o dagli addetti della vigilanza venatoria, oltre che dall’azione ordinaria della caccia selettiva. Deve essere prevista o rafforzata la possibilità di istituire personale ausiliario, adeguatamente preparato e munito di licenza di caccia, per essere impiegato dalle autorità competenti in convenzione.

Autotutela degli agricoltori

Gli agricoltori, sentito il parere dell’Ispra, sui propri fondi devono poter essere autorizzati ad agire in autotutela, con metodi ecologici, interventi preventivi o anche mediante abbattimento con armi da fuoco, se muniti di licenza di caccia o se convenzionati con il personale ausiliario, adeguatamente preparato operativo sul territorio, in convezione con le Regioni e le Province Autonome.

Risarcimento totale del danno

Laddove, malgrado le azioni preventive ed i piani di contenimento, le attività agricole, anche connesse, abbiano subito danni da fauna selvatica, i proprietari ed i conduttori dei fondi hanno diritto al risarcimento integrale della perdita effettivamente subita a causa di animali di proprietà dello Stato.

Il risarcimento deve essere integrale, comprensivo dei danni diretti ed indiretti alle attività imprenditoriali. I criteri di determinazione dei danni e le procedure ed i tempi del risarcimento devono essere omogeni sul territorio regionale, in modo da non avere comportamenti difformi tra zone e/o tipologie di imprese.

Per i risarcimenti le Regioni si servono di fondi provenienti dalle tasse di concessione all’abilitazione dell’attività venatoria, eventualmente integrati con fondi propri, qualora

Tracciabilità della filiera venatoria

Occorre assicurare un efficace controllo ed adeguata tracciabilità della filiera venatoria, partendo dalla presenza di centri di raccolta, sosta e lavorazione della selvaggina, idonei ed autorizzati, in tutte gli areali di caccia. In linea di principio va regolamentato il principio che per tutti gli animali, specie per gli ungulati, la selvaggina non direttamente consumata dal cacciatore, ma in qualsiasi altro modo commercializzata ed immessa al consumo deve essere tracciata e passare per i centri di raccolta autorizzati.

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Mercoledì, 13 Marzo 2019 16:19

La montagna veneta guarda all’Europa

La montagna veneta guarda all’Europa. E' il titolo del convegno organizzato da CIA Belluno, in programma il 16 marzo, dalle 9.30, al Palazzo dei Servizi di Sedico (BL). 
«Siamo a due mesi dalle elezioni Europee – conferma il presidente provinciale Luca Cosul Cuffaro – e ci è sembrato il momento giusto per sensibilizzare tutto il mondo politico sui problemi della montagna. Non siamo alla ricerca di promesse elettorali, intendiamo fare capire che la montagna vive se non si spopola: e perché questo non avvenga, occorrono lungimiranza e programmazione».
Al dibattito, moderato dal direttore di Cia Belluno Fabrizio Bez, partecipano i vertici della Confederazione Italiana Agricoltori: il presidente nazionale Dino Scanavino e quello regionale Gianmichele Passarini. E poi l’europarlamentare Herbert Dorfmann (con un intervento su “Politiche Agricole per la montagna - problematiche e prospettive per il terzo decennio”), il direttore Adg Feasr Parchi e foreste Regione Veneto Franco Contarin (“La manovra nel prossimo Psr Veneto” e l’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto Giuseppe Pan (“Gli ultimi avvenimenti climatici, cosa hanno comportato e cosa comporteranno”).
Tra i vari temi che verranno affrontati, anche quello dei cambiamenti climatici, così drammaticamente sottolineato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella sua visita di martedì. «Il ricordo di quanto è successo a fine ottobre è ancora vivissimo, i danni sono ancora visibili. La situazione sul territorio – purtroppo – è ferma: non c’è la copertura economica assicurata dal Governo e quindi tutto resta come me».

 

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Lunedì, 04 Marzo 2019 10:11

Le mafie nell'economia del Veneto

“Le mafie nell’economia del Veneto. L’impegno del lavoro per la cultura della legalità”: è questo il titolo del convegno che si terrà il prossimo giovedì 7 marzo alle ore 15.30 all’auditorium del Centro culturale Candiani a Mestre. Tra i relatori ci sarà il presidente di CIA Veneto Gianmichele Passarini. L’iniziativa organizzata dal CRU VENETO – Consiglio regionale Unipol, organismo composto dalle associazioni di rappresentanza delle imprese, dagli artigiani fino alla cooperazione – dalle organizzazioni sindacali Cgil Cisl e Uil, dall’ARCI e da LIBERA – la cui Presidenza in questo mandato è della CGIL. Il convegno rientra nelle iniziative di avvicinamento al 21 marzo – “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie” – che vedrà a Padova la manifestazione più importante a livello nazionale – e sarà coordinato da Elena di Gregorio, segretaria generale dello Spi Cgil del Veneto e sarà concluso da Don Luigi Ciotti, presidente di Libera.

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Un brindisi all'annata 2015 dell'Amarone di Valpolicella. Gianmichele Passarini, presidente di CIA - Agricoltori Italiani Veneto, ha partecipato stamattina alla cerimonia, portando anche i saluti del presidente nazionale Dino Scanavino, insieme al ministro delle politiche Agricole Gianmarco Centinaio e all'assessore regionale all'agricoltura Giuseppe Pan.

L’amarone è uno dei migliori biglietti da visita dei vini italiani nel mondo, protagonista di primo piano di quel successo dell’export tricolore che ha in Veneto la prima regione d’Italia, che nel corso del 2018 ha battuto ogni record nell’esportazione di bottiglie di pregio realizzando un valore complessivo di oltre 1 miliardo e mezzo di euro, pari ad un terzo dell’intero export nazionale. Del resto il Veneto è la regione che vanta nel settore dei vini il maggior numero di etichette a denominazione d’origine (ben 53), di cui 14 Docg, 29 Doc e 10 Igt.

«Un successo, quello della viticoltura a denominazione d’origine – ha fatto notare Pan – che affonda le proprie radici nella sapienza e nelle capacità dei viticoltori e degli enotecnici, in particolare quelli veronesi. Ma che ha alle proprie spalle anche l’importante azione di supporto che la regione Veneto, negli anni, ha svolto e continua a svolgere a favore dei viticoltori e della promozione dei vini veneti all’estero.

Cia era presente con due sue aziende, San Cassiano e Corte Figaretto. «La aziende CIA - ha dichiarato Passarini - si distinguono sempre non solo per l'ottima qualità dei vini, ma per l'amore e la passione con cui lavorano: per noi è motivo di orgoglio, e ci fa piacere che questa dedizione venga poi apprezzata da chi acquista i nostri vini». 

 

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