Spopolamento delle aree interne, un’inversione di tendenza è possibile
Tra il 2014 e il 2024 la provincia di Belluno ha perso 10.186 abitanti (-4,9%, ultimi dati Istat): da 207.894 a 197.708 residenti.
Analizzando i numeri, la perdita è stata piuttosto consistente nella seconda metà degli anni 2010, mentre dal 2022 in poi si è praticamente fermata; tanto che nel 2024 il saldo complessivo è stato di “sole” −80 persone.
I dati sono stati presentati stamane in occasione di “Territori che rigenerano. La sostenibilità delle aree interne”, a cura di Cia Veneto e Cia nazionale, che si è tenuto lo scorso 30 settembre a Longarone Fiere (la prima tappa a livello nazionale di un progetto ad hoc finanziato dal Mase nell’ambito della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, dedicato alle aree interne).
Oggi la popolazione diminuisce di meno poiché l’arrivo di persone dall’estero e, in misura minore, dall’Italia sta compensando quasi completamente il saldo naturale negativo.
Peraltro, la struttura per età continua a peggiorare: nel 2024 la popolazione sotto i 15 anni si attestava a 20.950 unità, quella tra i 15 e i 64 anni a 121.252 unità, mentre gli over 65 erano 55.586. L’età media era 49,2 anni, tra le più alte del Veneto.
In sintesi: lo spopolamento quantitativo sta rallentando drasticamente, tuttavia l’invecchiamento e il saldo naturale negativo restano molto forti.
Non solo criticità, in realtà. Vi sono pure delle best practices da considerare: dalle produzioni Dop e Igp al biologico, fino alla multifunzionalità con gli agriturismi, la vendita diretta e i servizi ecosistemici. Molteplicità opportunità, dunque.
“E in questo il Bellunese può fare da apripista”, ha chiarito il presidente di Cia Belluno, Rio Levis, in apertura del convegno.
“O tutta la montagna diventa subito una priorità nazionale, o qui l’agricoltura è destinata a scomparire, con pesantissime ricadute economiche e sociali – ha aggiunto – Alle Istituzioni domandiamo che si facciano carico di un giusto riconoscimento a favore degli imprenditori agricoli mediante misure ad hoc”.
Ora più che mai “è urgente programmare una strategia a favore delle aree interne fondata su maggiori servizi, infrastrutture, mobilità e sanità”.
“Gli enti sovracomunali sono chiamati a sopperire alle problematiche cui le comunità locali non sono in grado di dar seguito proprio per la loro dimensione – ha osservato Marco Staunovo Polacco, presidente della provincia di Belluno – Investire sui servizi è altrettanto, se non molto più, importante rispetto ai lavori pubblici”.
Alessandro Del Bianco, vicepresidente della Terza Commissione della Regione Veneto, ha spiegato che “sulla residenzialità è in corso una riflessione a livello legislativo. Il social housing può essere una chiave di volta in tal senso”.
Mentre Mauro Soppelsa, presidente del Gal Alto Bellunese, ha precisato che “fra gli obiettivi che ci siamo dati, quello di colmare le differenze fra le aree rurali e quelle urbane. Nonostante appositi finanziamenti, nel corso degli anni il gap si è addirittura ampliato. In ogni caso, la politica sta continuando a ragionare sulla questione, e questo resta un punto di forza”.
Agostino Bonomo, presidente del Gal Montagna Vicentina, ha sottolineato la strategicità dei finanziamenti stessi: “Avevamo una dotazione di 5 milioni e 400mila euro relativamente ai bandi, dal territorio abbiamo ricevuto richieste per 10 milioni di euro. Ciò significa che il territorio ha risposto molto bene”.
Il commissario straordinario dell’Ente Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, Ennio Vigne, ha sottolineato l’importanza di arginare le predazioni, oltre che il contenimento dell’avanzata del bosco: “Vi sono dei terreni che devono rimanere per l’agricoltura”.
E ancora, Laura Veronese, Unione Montana Spettabile Reggenza dei Sette Comuni: “Il nostro territorio è caratterizzato dalla presenza di centinaia di malghe. Il futuro della montagna passa per il loro mantenimento. I malghesi sono i primi custodi del comprensorio”.
“Garantire il diritto a restare è una priorità e un principio non negoziabile – ha osservato il vicepresidente nazionale di Cia, Gianmichele Passarini – Nel caso delle Terre Alte, gli imprenditori agricoli sono stanchi di sentirsi dire che praticano un’attività di resistenza, magari con qualche pacca sulla spalla. Vengano invece messi nelle condizioni di lavorare e, così, di ottenere un equo reddito. A cascata, ne beneficia l’intera comunità”.
“Il Bellunese non chiede solo interventi assistenziali o compensativi, anzi. Piuttosto, la possibilità di competere, superando il deficit di servizi e di connettività digitale. Rendere competitive le aree interne significa creare ricchezza, occupazione e valore per tutto il sistema Paese”.
Per questo, “devono diventare uno dei principali investimenti strategici sia per l’Italia che per l’Europa, ed entrare stabilmente tra le priorità delle politiche industriali, agricole e territoriali”.



