Sciopero della pesca: il settore è in crisi profonda

Sciopero della pesca

Il naufragio del settore ittico e dell’acquacoltura nel Nordest

“Cia Veneto e Pescagri Cia Veneto esprimono la più ferma e convinta solidarietà nei confronti delle marinerie venete, dei pescatori e degli operatori dell’acquacoltura del nostro territorio, oggi, 22 ottobre, in sciopero”. Così il presidente della stessa Cia Veneto, Giorgio Puppin.

“Fermare le imbarcazioni e incrociare le braccia non è un atto di mera protesta, bensì un grido d’allarme – drammatico e non più rinviabile – a fronte di una situazione che rischia di cancellare un patrimonio economico, sociale e identitario secolare”.

I fatti: il comparto ittico dell’Alto Adriatico rappresenta da sempre un pilastro dell’economia costiera, un’eccellenza che garantisce la sicurezza alimentare e la valorizzazione della filiera corta. Tuttavia, l’insostenibile e prolungato aumento del costo dei carburanti, unito a una contrazione della liquidità aziendale e a vincoli burocratici e normativi sempre più stringenti, sta erodendo i margini di sopravvivenza delle nostre imprese e mettendo a serio rischio il futuro occupazionale di centinaia di famiglie ed equipaggi.

“I dati più recenti – analizza Puppin – descrivono una vera e propria emergenza strutturale: l’economia del mare sta affondando, con la drammatica perdita di circa 700 imprese ittiche chiuse nell’ultimo periodo in tutto il Veneto. Il comparto dell’acquacoltura registra una contrazione vicina al 30%, trainato dal collasso della produzione di molluschi e vongole veraci, le quali hanno subito un tracollo superiore all’80%, a causa dell’emergenza climatica, delle acque troppo calde e dell’invasione del granchio blu”.

A questo si aggiunge lo sfinimento delle oltre cento imbarcazioni dedite alle vongole di mare, ferme in porto a reddito zero ormai da due anni.

“L’insostenibile aumento del costo del gasolio – aggiunge – la carenza di liquidità e i pesanti vincoli normativi europei stanno erodendo ogni margine di sopravvivenza per una flotta peschereccia che, contando oggi solo 1.197 unità, si è già ridotta di quasi il 45% rispetto al passato”.

Sostenere le rivendicazioni del settore significa chiedere con urgenza interventi concreti e strutturali: dalla proroga e dal rafforzamento dei crediti d’imposta sull’energia e sul gasolio, alla revisione dei criteri di accesso ai bandi di ristoro, ammortizzatori sociali eccezionali, fino a una governance della transizione ecologica che sappia coniugare la necessaria tutela ambientale con la sostenibilità socio-economica delle imprese.

Non si può tutelare il mare senza tutelare chi, sul mare, ha fondato la propria vita e il proprio lavoro.

“Rivolgiamo un accorato appello alle autorità di governo e alle istituzioni europee – conclude Puppin – affinché si apra un tavolo di confronto permanente. Il Nordest non farà mancare la propria voce a difesa di un settore che è radice, presente e futuro della nostra terra”.