• Il 23 gennaio a Castelfranco Veneto l’Agrichef Festival

    Il 23 gennaio a Castelfranco Veneto l’Agrichef Festival

  • Assemblea regionale di CIA Veneto, ecco

    Assemblea regionale di CIA Veneto, ecco "Il paese che vogliamo"

CIA - Agricoltori Italiani di Treviso ha promosso un tavolo di confronto con altri paesi: a Treviso sono arrivate le esperienze di altissimo livello di Francia, Portogallo e Stati Uniti.
La tavola rotonda organizzata da Cia Treviso «Sostenibilità in viticoltura: esperienze estere a confronto» che si è tenuta al Centro Congressi BHR di Quinto di Treviso, si è conclusa con una grande partecipazione di pubblico, con il prezioso contributo per i produttori trevigiani e veneti di quattro esperienze estere, quattro progetti diversi per dare risposta ad una esigenza comune. Ancora una volta la conferma per CIA Treviso di aver imboccato la strada giusta per un processo di innovazione in termini di sostenibilità nel settore viticolo.
«La sostenibilità è uno dei temi chiave del nostro impegno e ci crediamo moltissimo – spiega Giuseppe Facchin, presidente CIA Treviso -. Ora con questa tavola rotonda abbiamo aperto una finestra sul mondo, siamo usciti dai nostri confini perché vogliamo conoscere cosa fanno all’estero, paesi come Francia, Portogallo e Stati Uniti che hanno intrapreso il percorso della sostenibilità molto prima di noi. Analizzando le esperienze che abbiamo ascoltato oggi qui a Treviso e quelle che stiamo raccogliendo sul nostro territorio, ci stiamo rendendo conto ogni giorno di più come sostenibilità sia la giusta sintesi tra valori, tecnica e business.
Ognuno dei quattro relatori ha portato la propria esperienza, la propria storia di viticoltura sostenibile.

Pierre Naviaux, responsabile Progetto Ambiente, CIVC (Francia) punta sull’approccio collettivo, al contrario non si cresce. «Il tratto distintivo dell’approccio alla sostenibilità in Champagne è di coinvolgere tutta la filiera, tutti gli attori, dal più piccolo al più grande. La sostenibilità è stata pensata a livello regionale. La Champagne è una regione che ha un prodotto da valorizzare, lo champagne appunto, con 34 mila ettari (ha) di superficie vitata, 280 mila parcelle, appezzamenti piccoli coltivati da 15 mila viticoltori. Abbiamo piccole aziende e altre quotate in borsa e non vogliamo lasciare fuori nessuno dal percorso del sostenibile. Noi puntiamo ad un approccio collettivo e chi non ha i mezzi riceve comunque un aiuto. È un processo di miglioramento continuo. Abbiamo costituito un quaderno di riferimento, una vera e propria guida di sviluppo sostenibile in Champagne con numerosi punti che riguardano non solo i prodotti fitosanitari, ma anche la gestione dei reflui, la concezione ecologica degli edifici, tutti gli aspetti legati all’ambiente».
«In Francia - ci spiega Florence Gras - responsabile della formazione e consulente sostenibilità, gruppo ICV (Francia), la più grande struttura di consulenza vitivinicola al mondo - possiamo fissare una data. Nel 2007 sono stati creati gli “ingranaggi dell’ambiente” così chiamati perché hanno avviato ad una presa di coscienza della richiesta di sostenibilità da parte dei consumatori, molto interessati e consapevoli, tanto che mettono parecchia attenzione al tema nei loro acquisti, il vino in particolare, compresi i giovani. Il ruolo delle cooperative è fondamentale perché ogni cooperativa al di là di un luogo di produzione di vino vuol dire 200-300 famiglie che lavorano su una zona viticola omogenea ».

Dal consulente francese alla figura del biologo Nuno Oliveira, responsabile Ecosistema, Esporão S.A. che lavora in un’azienda di grandi dimensioni che si occupa di ecosistemi e che ci conferma l’interesse crescente anche in Portogallo per la sostenibilità.
«I produttori stanno prendendo coscienza che la sostenibilità è un aspetto importante nella viticoltura e che è uno degli elementi che interviene anche nella formazione del prezzo di una bottiglia di vino da mettere nel mercato. Inoltre l’azienda che rappresento ha colto l’opportunità di creare valore aggiunto attraverso la ricostituzione di ambienti e habitat naturali favorevoli sia al ritorno di predatori naturali dei parassiti della vite, sia alla valorizzazione turistica della propria area aziendale».
La forza della lunga esperienza sostenibile arriva anche dagli Stai Uniti.

Stephanie Bolton, Direttore Viticoltura Sostenibile, LWC (USA) rappresenta il LODI, una zona vitivinicola ai piedi della Sierra Nevada, dove si coltivano oltre 100 varietà di uva, la prima zona a dotarsi di regole di sostenibilità, le Lodi Rules, una storia di 30 anni. «Gli agricoltori della regione hanno formato una commissione nel 1991 che promuove ricerca e informazione e ogni cinque anni votano per rinnovare una tassa autoimposta che finanzia appunto la commissione, la stessa che nel ’92 ha lanciato un programma di base per la riduzione dei pesticidi utilizzati nei trattamenti a vantaggio di tutto l’ecosistema. Oggi abbiamo 4-5 generazioni di viticoltori che hanno deciso di abbracciare una viticoltura più responsabile. Il nostro approccio alla sostenibilità? Molti agricoltori in California lavorano in modo sostenibile senza essere certificati, ci chiedono di non partecipare a programmi di certificazione. Noi offriamo formazione gratuita per la sostenibilità andando anche nelle scuole. Il nostro processo di certificazione è rigoroso, volontario, si basa sulla scienza ed è accreditato da terze parti, oltre che autofinanziato dalle stesse aziende».
«Siamo stati lungimiranti, spiega Gianmichele Passarini, presidente CIA Veneto -, prima di altri abbiamo iniziato un’attività di informazione e consulenza alle aziende su questi temi. anche in rapporto alla società. Oggi è necessario dare ai nostri prodotti un valore aggiunto che vada oltre la qualità organolettica e che parli del nostro rapporto con l’ambiente e la società».

Pubblicato in Notizie in evidenza
Giovedì, 29 Novembre 2018 18:42

Cia Veneto all’assemblea nazionale

Tra maltempo, calamità naturali, dissesto idrogeologico e fauna selvatica, non prevenire è già costato all’Italia oltre 20 miliardi di euro negli ultimi dieci anni. Ancora oggi, quasi 7.000 comuni e 150.000 imprese agricole sono esposti a rischi ambientali. L’incuria e la cementificazione senza regole continua a bruciare 14 ettari di terreno coltivabile al giorno e più di 6 milioni di cittadini risiedono in aree soggette a frane e alluvioni. Questi i dati allarmanti (vedi focus) che hanno spinto Cia-Agricoltori Italiani a lanciare un progetto di manutenzione infrastrutturale del territorio nazionale. Un vero e proprio Ordine del giorno in cinque mosse presentato in occasione dell’Assemblea nazionale, oggi a Roma all’Auditorium Conciliazione.
Quasi duemila imprenditori agricoli, provenienti da tutte le regioni italiane, si sono riuniti nella capitale per chiedere a gran voce l’attuazione di quello che il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino, ha definito un “atto storico”, ovvero un intervento straordinario di tutela, manutenzione e gestione sostenibile del Paese, recuperando gli enormi ritardi infrastrutturali e puntando sulla centralità dell’agricoltura. Obiettivo finale è la costruzione di un grande piano agro-industriale che potrebbe creare fino a 100 mila nuovi posti di lavoro generando Pil e ricchezza.
“La parola d’ordine deve essere prevenzione, non più emergenza -ha spiegato Scanavino- basta azioni spot nate a seguito dell’ultima tragedia. Nel nostro progetto, che vogliamo sottoporre da oggi a Istituzioni nazionali e locali, ci sono le linee guida per un reale cambio di marcia”. Si parte dall’immediata messa in sicurezza dei territori più a rischio e da un’attenta programmazione per il futuro, che deve partire dalle aree interne. Urgenti, poi, reali politiche di governance del territorio: dallo sviluppo di verde urbano e bioedilizia alla valorizzazione del presidio degli agricoltori, lavorando per contrastare il consumo di suolo, l’abbandono e lo spopolamento delle aree rurali e marginali, e salvaguardando il patrimonio boschivo. Occorre, quindi, favorire reti d’impresa territoriali, mettendo in sinergia agricoltura, commercio, logistica, turismo, enti locali e cittadini, in un’ottica di sistema integrato su misura. Inoltre, non è più rinviabile un nuovo e più efficace piano di intervento sulla questione fauna selvatica, che superi la normativa vigente, tanto più che danni e pericoli hanno assunto una dimensione insostenibile anche in termini di sicurezza nazionale. Infine, se ben orientate, le risorse della nuova Pac potrebbero concorrere al rilancio delle comunità e delle economie locali, mettendo assieme Fondi strutturali Ue, misure di sostegno, incentivi e programmi di infrastrutturazione del territorio.
“Questo è il contributo degli Agricoltori Italiani per il Paese che vogliamo -ha detto il presidente Cia in Assemblea-. Territorio, infrastrutture e innovazione sono i tre asset su cui investire risorse e costruire politiche di sviluppo, da subito, mettendo in rete governo, regioni, comuni ed enti locali, con le altre risorse socio-economiche dei territori -ha concluso Scanavino- e valorizzando il ruolo essenziale dell’agricoltura”.

“Una relazione - ha commentato il presidente do Cia Veneto Gianmichele Passarini, presente all’assemblea con una nutrita delegazione - che porta ad un livello ancora più alto il ruolo che l’agricoltura può e vuole avere nel nostro Paese. Noi, in Veneto, siamo pronti a fare la nostra parte”.

 

Pubblicato in Notizie in evidenza

“Il Paese che vogliamo” è il titolo dell’assemblea regionale che CIA – Agricoltori Italiani Veneto ha tenuto venerdì 23 novembre a Mestre.
In vista dell’assemblea nazionale, in programma a Roma il 28 e 29 di questo mese, CIA Veneto ha approfittato della assise annuale per mettere attorno ad un tavolo agricoltori e istituzioni. A fare gli onori di casa il presidente regionale Gianmichele Passarini. Sono intervenuti il sottosegretario al Ministero delle politiche agricole Franco Manzato, la deputata Maria Cristina Caretta, gli assessori regionali Giuseppe Pan e Cristiano Corazzari, i consiglieri regionali Graziano Azzalin e Fabiano Barbisan, il prof. Vasco Boatto.

«C’è un’idea forse stereotipata dell’agricoltore – ha spiegato Passarini – dell’anziano con il trattore. Si tratta invece di un settore in continua evoluzione, votato al futuro e di primaria importanza per la vita quotidiana di tutti noi: agricoltura vuol dire cibi di qualità, vuol dire salvaguardia del territorio, vuol dire cura della biodiversità, vuol dire gestione delle risorse idriche».

Nella sua relazione, Passarini ha ricordato i passi avanti compiuti dall’Italia e dal Veneto in particolare nel campo della sostenibilità. Migliorano tutti gli indici sull’impatto ambientale: CO2 a -25%, pesticidi a -27% ed erbicidi -31%. Nella nostra regione la produzione di energia green è salita addirittura del +690% e le superfici dedicate alle coltivazioni biologiche del +56%.
«L’agricoltura – conferma Passarini pesa solo per il 6% sul totale delle emissioni prodotte che si riversano sull’ambiente; crescono le colture green e le energie rinnovabili mentre diminuisce drasticamente l’uso di chimica impattante. Ci sono però ancora molti passi da fare: serve ricerca, automazione e graduale diminuzione dell’uso di energie tradizionali non rinnovabili».

Dopo i danni provocati dal maltempo a fine ottobre (e per i quali CIA Veneto ha organizzato una raccolta fondi), il presidente ha insistito sulla necessità di salvaguardare il territorio.
L’8% del territorio nazionale è ad alto rischio idrogeologico. Il Veneto è la Regione, insieme alla Lombardia, che ha più fortemente compromesso il territorio. E gli ultimi eventi climatici che hanno raso al suolo intere foreste nel bellunese e nel vicentino hanno dimostrato la fragilità del nostro habitat. In un anno in Veneto vengono consumati 1.134 ettari con una percentuale di incremento pari allo 0,50% secondo i dati ISPRA. Un quinto degli ettari consumati in tutta Italia (5.211) nei dodici mesi si concentra in Veneto, che stacca la Lombardia con 603 ettari consumati. Sono dati preoccupanti e che devono far riflettere. Sono necessari interventi sistematici di manutenzione del territorio a partire dalle azioni di prevenzione dei disastri ambientali e per contrastare il consumo, il degrado e l’abbandono del suolo.
«Fino ora il problema del clima che cambia è stato affrontato con l’emergenza. Dobbiamo cambiare prospettiva, adattandoci ai cambiamenti climatici e mettendo in campo la pianificazione sia di tecniche che di strategie necessarie alla mitigazione dell’impatto degli eventi». Tra le soluzioni proposte, «un piano di invasi, anche di piccole dimensioni, anche ad uso plurimo. L’agricoltura ha bisogno di acqua, occorre poterne fare provvista quando ce n’è in abbondanza per poterne disporre quando manca. Bene il finanziamento del piano irriguo nazionale dedicato al potenziamento del nostro sistema di gestione collettiva dell’acqua, ma occorre prestare attenzione in modo coordinato anche al resto degli agricoltori che si trovano al di fuori dei consorzi di irrigazione. L’agricoltura veneta guarda al risparmio idrico e all’efficienza idrica come fattori economici importanti. Complici gli investimenti resi disponibili dalla PAC, il sistema irriguo italiano è tra i più avanzati in Europa. Sicuramente occorrerà migliorare ancora, ma molti sforzi sono stati compiuti e molte tecnologie si stanno rendendo disponibili, comprese quelle che fanno uso di satelliti, di collegamenti agli smartphone e sistemi nell’infrarosso per misurare l’accrescimento delle colture. C’è poi l’agricoltura di precisione, i droni. Le tecnologie sono disponibili e renderanno sempre più possibile ed efficace il risparmio idrico in futuro».

Infine Passarini ha richiamato l’attenzione degli intervenuti su politiche di sostegno al reddito, sulla necessità di una semplificazione burocratica e sul superamento della logica emergenziale che oggi caratterizza la gestione della fauna selvatica. Quest’ultima questione, in particolare i cinghiali nell’area dei Colli Euganei e il lupo nell’area della Lessinia, va affrontata con una nuova ottica. «L’attività venatoria può avere un ruolo chiave nella risoluzione del problema ma, vista anche la carenza di operatori, è importante il coinvolgimento delle imprese agricole situate nelle aree particolarmente a rischio al fine di avviare percorsi di nascita di forze di intervento specializzate».

Assemblea1

Assemblea1

Assemblea2

Assemblea2

Assemblea3

Assemblea3

Assemblea4

Assemblea4

 

 

 

 

 

Pubblicato in slideshow

Ecco il testo dell'articolo del presidente di CIA Agricoltori Italiani Veneto Gianmichele Passarini, comparso sui giornali Nuova Venezia, Tribuna di Treviso, Corriere delle Alpi e Mattino di Padova in occasione del maltempo sulla nostra regione.

È passata la grande paura per l’eccezionale ondata di maltempo ed è in corso la conta dei danni. Mentre ci uniamo al cordoglio per le vittime e al ringraziamento chi in questi giorni ha dato il massimo per affrontare l’emergenza, occorre avviare una riflessione su quanto è accaduto e ragionare sul futuro. L’abbondanza delle piogge di questi giorni non ci deve trarre in inganno: i veri problemi sono l’aumento della temperatura e la siccità. Nel 2017 nel nostro Paese sono mancati 19 miliardi di metri cubi di acqua; è mancata la neve sulle Alpi e c’è stata una delle primavere più calde dal 1800. Alcune zone del pianeta – i cosiddetti hot spot climatici - stanno già risentendo dell’aumento di temperature, e il Mediterraneo è uno di questi. Il Centro Euro Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici ha stimato che nel trentennio 2021-2050 le precipitazioni estive diminuiranno del 22% e quelle primaverili del 13% rispetto agli anni 1980-2010.

Fare i conti con il clima che cambia è diventato strategico per il futuro. È necessario un piano di adattamento ai cambiamenti climatici. Lo si deve fare a più livelli, comprendendo anche il nostro patrimonio agricolo che è a rischio, così come il patrimonio di biodiversità agraria. Fino ora il problema del clima che cambia è stato affrontato durante le emergenze. L’adattamento ai cambiamenti ribalterebbe la situazione e ci permetterebbe di pianificare tecniche e strategie necessarie alla mitigazione dell’impatto degli eventi. Serve un cambio di approccio, in grado di mettere al centro gli agricoltori, gli esperti i ricercatori e i decisori politici. In Veneto serve un piano invasi (utili anche durante eventi alluvionali come quelli dei giorni scorsi), soprattutto di piccole dimensioni. L’agricoltura ha bisogno di acqua, occorre poterne fare provvista quando ce n’è in abbondanza per poterne disporre quando manca. 

Un altro grave problema che non viene affrontato adeguatamente riguarda l’acqua sotterranea: se ne infiltra sempre meno a causa dell’elevata impermeabilizzazione del suolo. CIA Veneto ha espresso più volte alla Regione la disponibilità dei propri associati a fare allagare – dietro compenso economico - i campi in caso di alluvione per salvaguardare i centri abitati. Il costo per la collettività sarebbe sicuramente inferiore rispetto ai risarcimenti necessari per abitazioni e attività commerciali. Infine, nel 2016 sono stati costituiti gli Osservatori permanenti sugli utilizzi idrici nei distretti idrografici. Concepiti originariamente sull’onda della positiva esperienza dell’osservatorio per la siccità del distretto padano, essi forniscono un supporto di conoscenza alla pianificazione e alle decisioni sia nel contrasto ai cambiamenti climatici sia nella migliore gestione della risorsa idrica. Chiediamo che le rappresentanze agricole facciano parte di questi osservatori. Dobbiamo poter dire la nostra perché l’agricoltura irrigua ha anche una funzione ambientale e di salvaguardia del territorio.

 

Pubblicato in Articoli
Mercoledì, 07 Novembre 2018 09:48

L'Arena, 31 ottobre 2018

20181031Arena

Pubblicato in Rassegna Stampa
Mercoledì, 07 Novembre 2018 09:47

Il Foglio, 29 ottobre 2018

20181029IlFoglio

Pubblicato in Rassegna Stampa
Lunedì, 05 Novembre 2018 15:28

Tribuna di Treviso, 01.11.2018

20181101Gedi

Pubblicato in Rassegna Stampa

CIA Agricoltori Italiani Veneto sta monitorando da ormai quasi 48 ore la situazione del maltempo sul territorio regionale. La prima parte della giornata di lunedì è stata vissuta con particolare apprensione nelle province di Belluno, Treviso e Venezia. «La rete idrica - conferma il presidente regionale Gianmichele Passarini- è in grande sofferenza. Non aiuta il vento di scirocco che riporta l'acqua verso l'interno. A peggiorare la situazione, la vastità di superfici impermeabili del nostro territorio». L'eccezionale ondata di piogge sta mettendo in ginocchio anche le produzioni agricole: il 20 per cento della soia - in Veneto ci sono quasi 140mila ettari coltivati - non è stato ancora raccolto e c’è un rallentamento nella semina del frumento (che nel 2018 e di 96.300 ettari).
«È molto importante che sia stata diramata la massima allerta in queste ore – aggiunge Passarini – e ci sia una mobilitazione così importante, Ma è arrivato il momento di cambiare approccio. Fino ad ora il problema del clima che cambia è stato affrontato in emergenza. Dobbiamo invece adattarci al cambiamento climatico. Ciò ribalterebbe la situazione e ci permetterebbe di ragionare in previsione di ciò che succederà, mettendo in campo la pianificazione sia di tecniche che di strategie necessarie alla mitigazione dell’impatto degli eventi. Superata questa emergenza, dovremo cambiare passo, mettendo attorno allo stesso tavolo gli agricoltori, gli esperti, i ricercatori e i decisori politici».

 

Pubblicato in Notizie in evidenza
Martedì, 16 Ottobre 2018 10:38

Pensioni, le richieste di ANP ai parlamentari

Aumento delle pensioni minime da 502 a un minimo di 650 euro, come stabilito dalla Carta Sociale Europea. La quattordicesima per gli assegni sotto i 1.000 euro parte integrante del trattamento previdenziale. E poi ancora l’aumento della no tax area e l’inserimento dei lavoratori agricoli nell’elenco della categorie usuranti ai fini della concessione dell’Ape Sociale.
Sono solo alcune delle richieste mosse da ANP Veneto, l’associazione dei pensionati della CIA, che associa nella nostra regione più di 45mila persone. Il documento è stato illustrato a deputati e senatori del Veneto Occidentale; un nuovo incontro si svolgerà nei prossimi giorni con i parlamentari del Veneto Orientale.
«L’83% dei nostri pensionati – ha spiegato il presidente regionale di ANP Giuseppe Scaboro - vive con una pensione sotto i 1000 euro, con difficoltà ad arrivare a fine mese, a pagare le bollette della corrente elettrica e del gas, in particolare nei mesi invernali. Il 44% dei nostri soci vive con una pensione inferiore a 500 euro».
Dal canto suo, il presidente di CIA Veneto Gianmichele Passarini ha aggiunto che «chi ora è in pensione ha lavorato sodo per costruire l’Italia e farla diventare il quinto Paese mondiale dal punto di vista economico. Per questo dobbiamo avere rispetto per gli anziani, ridare loro la dignità attraverso politiche di welfare che prevedano un aumento delle pensioni basse e un miglioramento della qualità della vita».
Ha espresso timore per la manovra che sta approntando il governo il presidente nazionale dell’Anp, Alessandro Del Carlo. «Siamo preoccupati oer l’aumento possibile del deficit: è impensabile che un governo non tenga conto dei costi che si avranno nel tempo. Inoltre non si sente più parlare di sanità e di finanziamenti per i pensionati. In una ottica generazionale, oltre che gli anziani, siamo preoccupati per il futuro dei giovani».
Tra gli interventi dei parlamentari, Daniela Sbrollini (PD) ha insistito proprio sul conflitto generazionale: «Lo si può eliminare – ha detto - solo investendo sul sociale e sulla sanità attraverso politiche non spot e propaganda ma strutturali, che guardino al futuro del Paese». Silvia Benedetti (Gruppo Misto) si è detta «favorevole ad un aumento delle pensioni minime, ma occorre la copertura finanziaria e attualmente, con le proposte che stanno venendo dal Governo, non sembra ci siano queste coperture».
Ha promesso ascolto e disponibilità per ulteriori incontri Erik Pretto, deputato Lega Nord.

 

 

Pubblicato in Articoli
Mercoledì, 10 Ottobre 2018 14:43

Incontro sulle pensioni

Lunedì 15 ottobre, alle 10, presso l'azienda agrituristica "La Campagnola" di Ghizzole di Montegaldella (VI), ANP Veneto, l'associazione dei pensionati di CIA Veneto, incontrerà deputati e senatori per per parlare delle proposte in tema di sistema pensionistico, così come approvate dalla giunta nazionale dell'ANP. 

«Sarà l'occasione - spiega il presidente di ANP Veneto Giuseppe Scaboro - per poter esporre direttamente le richieste di adeguamento delle pensioni minime, in particolar modo delle pensioni dei lavoratori autonomi agricoli, e per porre l'attenzione sui temi della povertà e sulla necessità di adeguate politiche sociali».

Aprirà l'incontro il presidente di CIA Veneto Gianmichele Passarini e saranno presenti i dirigenti della CIA e dell’Associazione Pensionati del Veneto.

 

Pubblicato in Notizie in evidenza
Pagina 1 di 2
Meteo Veneto

turismo verde

Chi siamo

La Confederazione Italiana Agricoltori del Veneto è la struttura della Cia che opera nel territorio veneto. È un’organizzazione laica, autonoma dai partiti e dai governi, che lavora per il progresso dell'agricoltura e per la difesa dei redditi e la pari dignità degli agricoltori nella società, rappresentando oggi oltre 35.000 aziende.

Leggi tutto...

201308071616070.icn logo donne in campo201312091819160.logo agrinsieme VENETO201308071625590.cia agia201308071627250.icn logo turismo verde201308071732170.icn logo anp201308071746390.spesa in campagna201311061437100.cia logo ases