Lunedì, 13 Luglio 2020 13:31

Filiere della zootecnia, misure insufficienti

L’intesa raggiunta nella conferenza Stato Regioni sulla bozza di decreto per la tutela delle filiere in crisi, in particolare quelle zootecniche rappresenta una goccia nel mare delle esigenze del comparto.
Gianmichele Passarini, presidente di Cia Veneto, commenta così la decisione presa dalla conferenza in cui si negoziano le politica tra le amministrazioni centrali e quelle regionali.


«Spiace dirlo ma la montagna ha partorito un topolino: i 90 milioni di euro adi sovvenzioni dirette, destinate su scala nazionale alle filiere suinicola, ovicaprina, cunicola, del latte bufalino, del vitello da carne, degli ammassi privati della carne di vitello e dei prosciutti Dop non possono rappresentare la risposta alla crisi vissuta dalla zootecnia a causa del lock-down. Solo per dare un termine di paragone, basti ricordare che l’agricoltura veneta valeva – nel 2019 – 5,85 miliardi di euro».
Il decreto prevede che per quanto riguarda le sovvenzioni dirette gli animali debbano essere nati, allevati e macellati in Italia. Per i suini è concesso un aiuto fino a 20 euro per ogni capo di suino macellato nel periodo dal 1° maggio al 30 giugno 2020 nei limiti di spesa di 23 milioni di euro e fino a 18 euro per ogni scrofa allevata nel periodo dal 1° gennaio al 30 giugno 2020 nei limiti di spesa di 7 milioni di euro. Alle imprese agricole di allevamento di conigli è concesso un aiuto fino a 1 euro per ogni capo macellato nel periodo dal 1° aprile al 30 giugno 2020. Alle imprese agricole di allevamento di caprini è concesso un aiuto fino a 6 euro per ogni capo di capretto macellato nel periodo dal 1° gennaio al 30 giugno 2020, mentre per gli ovicaprini è concesso un aiuto fino a 3 euro per ogni pecora e/o capra allevata nel periodo dal 1° maggio al 30 giugno 2020. Alle imprese agricole di allevamento di vitelli da carne è concesso un aiuto fino a 110 euro per ogni capo di età inferiore agli 8 mesi macellato nel periodo dal 1° marzo al 30 giugno 2020.
«Il valore della produzione di carne bovina in Veneto – aggiunge Passarini – è di 410 milioni di euro, quello del comparto sunicolo di 202 milioni di euro. Il blocco del canale horeca (ristorazione, ricettività e turismo) ha penalizzato i prodotti veneti, che sono di qualità, di alta gamma».
Cia Veneto rivolge dunque un appello perché il decreto possa cambiare. «Non sono chiari i periodi di riferimento: si dice che gli aiuti valgano da febbraio 2020 in poi e poi invece si legge dal 1° maggio al 30 giugno. Si parla di "documentazione idonea” per ottenere gli aiuti, senza dire qual è. C’è poi la scelta di Agea come soggetto gestore a ricevere le domande: ma se con l’agenzia triboliamo già per le domande uniche, temiamo non sia in grado di occuparsi anche di queste pratiche. E infine, come già detto, si tratta di fondi insufficienti per spingere la ripresa in questo settore. Anche perché c’è molta preoccupazione per la possibile crisi economica nel secondo semestre dell’anno, che manterrebbe fiacca la domanda, per filiere già da tempo in calo nei consumi».